Giorgia Meloni è oggi una delle figure più discusse della politica italiana ed europea, e la curiosità intorno ai suoi conti è più che comprensibile.

Presidente del Consiglio e fondatrice di Fratelli d’Italia, ha costruito una lunga carriera che oggi la rende un punto di riferimento anche fuori dai confini nazionali.

Chi è Giorgia Meloni e come è arrivata al vertice

Prima di tutto vale la pena ricordare il percorso che l’ha portata fin qui. Presidente di Fratelli d’Italia dal 2014, anno della sua fondazione, può vantare un curriculum politico di tutto rispetto, ed è alla sua quinta legislatura, compresa quella iniziata nel 2022.

La sua storia parlamentare, però, è ancora più lunga di quanto si pensi. Entrata per la prima volta a Montecitorio tra le fila di Alleanza Nazionale, è poi confluita nel Popolo della Libertà per uscirne nel 2014, l’anno in cui ha dato vita al suo partito.

Prima ancora dei banchi parlamentari, aveva ricoperto incarichi importanti come quello di ministro della Gioventù nel governo guidato da Silvio Berlusconi. Un ruolo che le permise di farsi conoscere dal grande pubblico e di costruire una rete politica solida.

Quanto guadagna davvero: i numeri della dichiarazione

Veniamo al cuore della questione, cioè le cifre nero su bianco. Un reddito complessivo di 180.031 euro e un imponibile pari a 178.371 euro emergono dalla dichiarazione dei redditi 2025 della premier, pubblicata sul sito della Camera dei deputati e riferita al periodo d’imposta 2024.

È interessante capire da dove arrivino questi soldi, perché non provengono soltanto dall’incarico di governo. Naturalmente il reddito non è determinato solo dallo “stipendio” da premier ma anche da altre attività, come vedremo più avanti quando parleremo dei libri e dei relativi diritti d’autore.

Confrontando questa cifra con le dichiarazioni precedenti si nota subito una discesa importante. Negli anni in cui i libri vendevano tantissimo, il reddito era quasi triplicato, mentre ora si è assestato su valori che riflettono soprattutto l’attività istituzionale della presidente del Consiglio.

Lo stipendio da premier e la rinuncia all’indennità

Qui arriva uno dei dettagli più curiosi della sua gestione personale.

Da quando è diventata presidente del Consiglio, Meloni avrebbe diritto a 80.000 euro l’anno per uno stipendio da 6.700 euro al mese, meno di quello di un parlamentare, e per questo, secondo Il Fatto Quotidiano, avrebbe rinunciato al compenso da capo del governo per mantenere quello da deputato.

Vale la pena chiarire un equivoco molto diffuso. Il reddito imponibile è la base su cui si calcolano le tasse, non ciò che una persona guadagna in tasca, e Meloni non riceve lo stipendio da premier, ovvero 80.000 euro netti all’anno, perché percepisce per legge solo l’indennità da deputato.

Le tasse pagate e le detrazioni

Un capitolo che interessa sempre chi legge riguarda quanto versa allo Stato. Nel complesso, grazie anche ad alcune detrazioni, la premier ha versato 63.066 euro di Irpef, una somma tutt’altro che trascurabile e coerente con il livello del reddito dichiarato.

Il dettaglio delle detrazioni racconta anche qualcosa delle sue scelte.

Tra queste ci sono i 415 euro che Meloni versa con scadenza mensile a Fratelli d’Italia a titolo di erogazioni liberali, oltre a 4.579 euro di detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio, forse legati alle ristrutturazioni per la nuova casa.

La nuova casa e il mutuo con la banca

Ecco l’acquisto più chiacchierato degli ultimi tempi. Come si legge nel documento depositato il 28 ottobre, la novità patrimoniale principale riguarda l’acquisto definitivo di una nuova abitazione come prima casa, segnalata come unica variazione rispetto alle dichiarazioni precedenti.

La modalità con cui è stato finanziato l’immobile aggiunge un tocco concreto alla vicenda.

L’acquisto è avvenuto in parte grazie ai risparmi derivanti dai diritti d’autore e in parte grazie a un mutuo ipotecario di 200 mila euro della durata di 15 anni acceso il 23 dicembre 2024 con Banca Mediolanum, con rate mensili di 1.390,80 euro al tasso fisso del 3,10%.

I libri, i diritti d’autore e le oscillazioni del reddito

Il motivo per cui i suoi numeri ballano così tanto sta soprattutto nell’attività di scrittrice. Con i diritti d’autore del libro Io sono Giorgia il reddito era salito a 293mila euro, mentre nel 2023 è arrivato il picco, anche grazie al secondo libro La versione di Giorgia, con 459mila euro.

Il calo recente si spiega proprio con la fine di quel traino editoriale. Sono precipitati i redditi di Meloni, venendo meno probabilmente parte dei diritti d’autore sui libri che avevano pesato tanto negli anni scorsi, facendo tornare le cifre su livelli più vicini a quelli di un normale parlamentare.

Guardando avanti, però, la tendenza potrebbe invertirsi di nuovo. È probabile che nella prossima dichiarazione i redditi tornino a salire grazie all’anticipo ottenuto per l’edizione americana del suo libro, promosso perfino dal presidente statunitense Donald Trump. Un endorsement capace di spostare parecchie copie oltreoceano.

Il confronto con gli altri leader politici

Per capire davvero il peso di questi numeri conviene metterli accanto a quelli dei colleghi. In definitiva, il ritratto economico della premier è quello di una figura con entrate solide ma non stratosferiche, molto legate alla scrittura.

Si tratta di guadagni sostanzialmente in linea con quelli di altri parlamentari, più alti di quelli di Elly Schlein e Matteo Salvini, ma molto più bassi rispetto a Matteo Renzi. Numeri che raccontano una gestione prudente e attenta. Per un confronto con figure della politica di lungo corso può essere utile vedere anche quanto guadagna Massimo D’Alema.

Il vero elemento distintivo resta la componente editoriale. Mentre molti politici vivono quasi esclusivamente dell’indennità pubblica, Meloni ha saputo costruire una fonte di reddito parallela con i libri, capace di far oscillare le cifre in modo netto da un anno all’altro.