Chi ha seguito la politica italiana degli ultimi decenni conosce bene il profilo di Massimo D’Alema, ex Presidente del Consiglio e figura centrale della sinistra.

Meno noto è invece il suo volto imprenditoriale, che negli anni ha trasformato l’ex leader in un uomo d’affari con interessi che spaziano dal vino alla consulenza internazionale.

Il vitalizio da ex parlamentare

La prima voce di reddito è la pensione da ex deputato. Secondo una lista dei super pensionati della politica pubblicata da Il Tempo, Massimo D’Alema percepisce un vitalizio di 5.283 euro al mese, cifra che lo colloca tra gli assegni più consistenti riservati ai vecchi rappresentanti delle passate legislature.

Questo trattamento nasce da una carriera parlamentare molto lunga. Le cronache riferiscono di un vitalizio intorno ai 5.600 euro al mese dopo sette legislature trascorse a Montecitorio, a testimonianza di quanto pesino gli anni di mandato nel calcolo del vecchio sistema, poi riformato in senso contributivo dal 2012.

Per capire la portata di questa cifra basta un confronto: si tratta di un importo ben superiore a quello di molti dirigenti pubblici ancora in servizio. Il meccanismo del vitalizio, oggi abolito nella forma originaria, garantiva assegni proporzionati alla durata del mandato più che ai contributi effettivamente versati.

La liquidazione di fine mandato

Oltre all’assegno mensile, c’è la questione della liquidazione una tantum. Eletto per la prima volta nel 1987, quando partiva la decima legislatura, si stima abbia incassato una liquidazione da 217.000 euro, secondo il Giornale. Una cifra che, sommata alla pensione, disegna già un quadro economico piuttosto solido.

Va ricordato che il diritto a questi trattamenti si costruisce con requisiti precisi. Come parlamentare, si ha diritto alla pensione se si maturano 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi previdenziali, condizione rimasta valida anche a seguito della riforma pensionistica del 2012.

La liquidazione rappresenta una sorta di trattamento di fine rapporto pensato per chi lascia gli incarichi elettivi. Nel caso di una carriera lunga come la sua, questi importi si accumulano fino a raggiungere somme considerevoli, che spesso passano inosservate rispetto al più visibile assegno mensile.

La cantina La Madeleine in Umbria

Il capitolo più affascinante della sua vita economica è il vino. Massimo D’Alema e la moglie Linda hanno acquistato nel 2008 i terreni dove oggi sorge la cantina La Madeleine, a Narni, nell’Umbria meridionale non lontano dal Lazio, pensata inizialmente come luogo per sperimentare l’otium lontano dalla politica.

Il nome dell’azienda ha una storia curiosa. La Madeleine non deriva dal celebre simbolo proustiano della memoria, bensì dalla ragione sociale dell’allevamento di bovini che occupava parte dei 13 ettari oggi vitati, e la passione per il vino è poi passata alla figlia maggiore, Giulia D’Alema.

La tenuta punta su varietà internazionali insolite per la zona. I terreni argillosi e calcarei ospitano vitigni di Pinot nero, Cabernet Franc, Marselan e Tannat nel cuore dell’Umbria, scelti personalmente da Massimo D’Alema, una decisione controcorrente in una regione dominata da uve autoctone come il Grechetto o il Sagrantino.

Le società di consulenza e il commercio di vino

Dopo la politica, D’Alema ha costruito anche un’attività di consulenza vera e propria. Nel 2019 ha fondato la società di consulenza DL&M Advisor srl e, tramite questa, è diventato socio della Silk Road Wines, azienda che commercializza vino all’estero.

L’orizzonte di queste attività è marcatamente internazionale. L’obiettivo della società è offrire consulenza sui processi di internazionalizzazione, cioè l’espansione commerciale tra vari mercati esteri e l’attrazione di investimenti da parte di aziende private.

Non manca un capitolo estero: in anni recenti ha aperto anche un’altra società di consulenza istituzionale, questa volta in Albania. Un’attività che sfrutta la rete di contatti costruita durante gli anni al governo e nelle istituzioni europee, dove ha ricoperto ruoli di primo piano.

Il patrimonio complessivo e le polemiche

Mettendo insieme tutti questi elementi si arriva a un patrimonio di rilievo. Si parla di un patrimonio considerevole che, sommato alla pensione da parlamentare, raggiunge tranquillamente i sei zeri, secondo quanto riferito da testate come Libero e Verità&Affari, che descrivono l’ex premier come sorprendentemente abile negli affari.

Questa reputazione da uomo capace negli affari ha sorpreso molti osservatori. Da leader storico della sinistra, ci si sarebbe attesi un profilo lontano dal mondo dell’impresa, mentre la sua traiettoria dopo il governo lo ha portato a muoversi con disinvoltura tra vino, consulenza e mercati internazionali. Per un confronto con l’attuale inquilina di Palazzo Chigi, è interessante scoprire quanto guadagna Giorgia Meloni.

Non sono mancate le controversie legate ai suoi incarichi.